domenica 13 luglio 2014

Campo Marzio





Camaleonte cadde a terra, sospinto in avanti da una forza sconosciuta che lo aveva colto alle spalle. Il contatto con la terra fangosa fu doloroso, quel giorno non indossava il suo elmo e quindi batté il viso contro il suolo, affondò a causa del peso della sua corazza che seppur non fosse quella pesante da parata, lo costrinse comunque ad una sorta di stasi forzata a terra, invischiato ed incapace di capire il come vi fosse finito. La schiena era sprovvista del rinforzo a piastre dorsali, per il semplice fatto che non era in battaglia, bensì nel Campo Marzio dell'ordine, durante un allenamento. Il dardo che si impiantò nella sua carne, superando le maglie della cotta leggera che indossava,  lo fece in profondità e soprattutto in modo inaspettato. Quando si alzò vide una spaventata Iniziata, il suo viso gli era familiare ed ancor più il suo stemma che rappresentava un tenero e fedele cane, simbolo di un animo predisposto a tenere cura dell'altro. Adesiva.                                  - Camaleonte...chiedo scusa- esordì lei con un tono a metà tra il preoccupato ed il dispiaciuto, la balestra tenuta ancora in mano con la staffa che, adagiata nel fango  vi affondava lentamente - Quando hai chiesto se fossi brava con la balestra non ho detto di no, in realtà la mia specialità è la rete... non volevo deludere e così ho fatto un danno, capita spesso...mi è partito il colpo e non so nemmeno come sia successo...non volevo ferirti -

Camaleonte si avvicinò a lei con passo lento e malfermo, appoggiando la mano destra su quella di lei medesima e tremante, non sorrise affatto e tuttavia parlò con tono cheto e pacato, con lunghe pause nell'esprimersi : -Nessuno pretende eccellenza ad ogni costo, da te,  le cose a volte vanno bene ed altre meno, questo non è determinante. Quando imbracci la balestra usa sempre due mani, ricordati che è un'arma da tiro e che il suo quadrello non necessita di compiere una parabola nel cielo per acquistare forza a differenza dell'arco. Appoggia l'archetto a terra, infila il piede dominante nella staffa per mantenerla ferma..poi afferra la corda in budello con ambedue le mani e tirala con forza fino ad incastrarla dietro il noce. A quel punto solleva l'arma, appoggia il quadrello nella scanalatura e prendi la mira..meglio in ginocchio, meglio nel fango che ti ricordi dove sei: nel concreto.  Prendi la mira con cura, soppesa il vento e lo spostamento del bersaglio, sol quando sei sicura scocca..e scocca una volta sola. -

La ragazza Adesiva con lo stendardo del Cane annuì e tuttavia non riuscì a non guardare la ferita sanguinante del Cavaliere,mosse un passo verso destra ma venne trattenuta dalla di lui mano, ancora ferma su quella di lei. - Evita di usare la balestra quando piove, l'acqua riduce drasticamente la forza che il budello sviluppa. In ogni caso evita di inserire il quadrello prima di aver adocchiato il bersaglio, evita di sfiorare la manetta di scocco prima di esserti assicurata che la traiettoria non sia occupata da un Cavaliere amico...quanto a me.. - inspirò aria dal naso ed afferrò la freccia impiantata nella sua schiena, la tirò con forza verso il basso e la spezzò in due, una parte rimase dentro di lui - Così non oscillerà ad ogni mio passo, eviterò di allargare la ferita. Un cerusico mi rimetterà in sesto, ma la cicatrice resterà. Vedo che il sangue e le ferite ti bloccano e questo non può accadere, ragazza adesiva, per cui ti darò una rete metallica affilata, intrisa in potente sonnifero; quando sarai sul campo, avvolgi il bersaglio nella tua rete..una piccola escoriazione farà si che si addormenti, così che senza ucciderlo potrai liberare la rete ed aiutare i tuoi compagni. Se hai paura di fallire e non ti va di dirlo, allora dì ad alta voce che vorresti dire una cosa ma temi di farlo, chi di noi si dimostrerà di indole disponibile, farà un passo avanti per ascoltarti- 

La ragazza deglutì nell'ascoltare quelle parole e mentre il sangue scendeva a rivoli dalla di lui cotta, tirò su aria dal naso e deglutendo ancora si trovò a parlare con parole ricoperte dell'aria respirata, avvolgente - Spero di poter combattere anche nella tua armata, non voglio perderti di vista per questo incidente-

Camaleonte fece due passi indietro, lasciò così anche il contatto fisico e si erse in tutta la sua stazza, decisamente diversa da quella della donna. La guardò abbassando il mento e sgranando gli occhi per qualche secondo, poi reclinò il capo sulla sinistra ed alzò gli occhi al cielo guardando da quella solita parte: - Per adesso non sarà possibile, accetto le tue scuse ma il tempo che intercorre tra la ferita ed il suo completo risanamento è caratterizzato da un certo tipo di sofferenza. Fino a che questa sarà presente non voglio vederne il suo fautore, anche involontario, nè per infierire sul suo senso di colpa quando mi vedrà zoppicare e gridare di dolore, nè per infierire su di me. Per me è giunto il tempo di chiudermi nel nosocomio dei Cavalieri. Non c'è colpa in ciò che è successo, c'è coincidenza...e la coincidenza non ha alcun padrone-

Mosse due passi ancora e si fermò, dando a lei le spalle - Non è la prima volta che vengo colpito in questo modo; vedi : ogni volta che offro il fianco agli amici e vengo ferito, anche per errore no fa differenza, succede che la volta successiva che mi trovassi a dover fare la stessa cosa...sono spinto a pensarci o addirittura a non farla. Continuo solo perchè, magari, un giorno il mio fianco esposto servirà ad un altra persona o per difendermi di sua iniziativa o per aprirsi a me...a creare un contatto. Ma potrebbe anche venire un giorno nel quale, a forza di prendere colpi, io smetta definitivamente di esporre il fianco. In quel caso diverrò simile ad una macchina: qualcosa di più di un semplice soldato ma anche qualcosa di meno di un uomo. Potrà accadere per lo stesso motivo per cui tu pensi che sarà difficile: sono un essere umano sotto questa corazza, come te. E come puoi vedere, questa corazza non è invulnerabile - 

Non ne fece parola con molti, però alcuni provarono a consolarlo in svariati modi: quello che funzionò meno consistette nell'attaccare lei, anzi chi lo fece ricevette qualche colpo di scudo secco in viso che lo intontì;  pare che Camaleonte non amasse molto queste vie consolatorie: frasi fatte buttate lì tra un discorso e l'altro, assoluta incapacità di immedesimarsi nei suoi panni e quindi capirne a fondo lo stato d'animo, ma soprattutto la mancanza di ascolto. Camaleonte decise infine di pensare a sè stesso da solo, come aveva sempre fatto e come avrebbe fatto in futuro. Inutile promettergli che le cose un giorno sarebbero cambiate, nessuno poteva prevedere con certezza il domani e a lui non piacevano queste scorciatoie pseudo amicali.

Cadde in ginocchio dopo aver svoltato un angolo e pensò di aver fatto bene a rinunciare alla campagna prossima ventura, e tuttavia si chiese se mai con i suoi occhi avrebbe potuto vedere ciò che da tempo, ormai lontano, agognava con forza sempre più flebile.

I popoli liberi sono ancora pochi,
L'oscurità è ancora troppa,
Corvi si aggirano nei cieli in cerca di un lauto pasto,
La tentazione di abbandonarmi ad essi è forte.
La mia spada è davanti a me, mi basta allungare il braccio ed afferrarla;
Combatto, mi ferisco, cado e mi rialzo con l'aiuto dei miei compagni.








Non è ancora tempo di dormire....

lunedì 7 luglio 2014

Grigio (ovvero nè Bianco nè Nero)

Pianeta Terra.

In un tempo passato, futuro o semplicemente alternativo rispetto al nostro, i popoli vivevano come noi con una differenza sostanziale: alcuni di essi avevano imparato a potenziare le proprie energie interne ed in particolare l’empatia. Attraverso di essa, e delle loro peculiari abilità, riuscivano a mantenere in equilibrio l’intero pianeta agendo come facilitatori delle relazioni umane senza mai manipolare nessun essere umano, senza ferirli bensì insegnando loro a difendersi, trasmettevano valori insieme alle regole, disponibilità piuttosto che chiusure, autorevolezza invece che autorità.

Questi uomini erano chiamati Cavalieri di Prepos.

Un giorno nefasto, i Signori della Guerra seduti sui loro troni di teschi e sangue, invasero le terre dei popoli liberi disseminando i loro Campioni sui campi di battaglia, spargendo anime e sangue di coloro che a stento sapevano reggere uno scudo contro una violenza ai sentimenti così efferata.
I Cavalieri di Prepos si mossero subito, iniziando ad insegnare le difese per gli attentati ai sentimenti ai popoli, però erano pochi rispetto alla massa globale ed i Signori della Guerra facevano sempre più proseliti poichè le vie da loro scelte erano più facili, più rapide e soprattutto incastravano i vissuti emozionali degli individui in trappole dalle quali era difficilissimo uscire, ma facilissimo evadere illusoriamente, per poco tempo, proprio perpetrando quegli attentati.

Un giovane Cavaliere di Prepos, appartenente alle legioni di Ruminanti e Deliranti, un giorno scese in campo proprio davanti al Campione e si pose a difesa di un piccolo villaggio. Il Campione, ammantato dall’oscurità, lo attaccò con ferocia inaudita ma il Cavaliere non poteva soccombere: conosceva molto bene gli attentati, tutti, e sapeva come difendersi da essi in modo magistrale. Stanco e provato, il Campione non dava però segni di cedimento, sebbene lo scontro fosse palesemente al suo termine; fu a quel punto che sotto gli occhi attoniti dei suoi confratelli il Cavaliere estrasse la spada e pronunciò parole nuove : Lo stile che usi nella battaglia è quello dell’Invisibile, la tua arma si chiama Istigazione. Per rispettare le consuetudini di Prepos  dovrei lasciarti andare, ora che sei stremato, senza aver fatto danno a nessuno e sperare che tu rifletta su quanto accaduto, che poi tu mi venga a cercare per comprendere meglio alcune cose di te ed, infine, liberarti dalle tue catene. Eppure tu non demordi, quindi manderò al diavolo le consuetudini e farò in modo che tu non possa nuocere più a nessuno, nè qui nè in nessun posto.

Il Cavaliere assunse la posizione di guardia dell’Avaro e dello Sballone, ponendo così Incomprensione ed Evitamento sulle spalle del Campione e modificò la sua spada in due armi particolari: squalifica ed intimidazione. L’Invisibile era a quel punto circondato a 360 gradi dal Cavaliere, i suoi attacchi andavano a colpire punti precisi dell’armatura altrui, punti deboli dell’acciaio e del corpo. Il Campione chiese che differenza ci fosse, tra loro, prima che il Cavaliere potesse attaccare.

Io mi muovo nè per vendetta nè per educarti, il mio fine è la Giustizia. Se io non ti abbatto, tu continuerai a fare del male ad altri visto che non vuoi discutere la tua posizione, altri potrebbero seguirti e già siete troppi. Ti fermerò e porterò sulla mia anima il fardello di essere ricorso agli Attentati ai Sentimenti. Preparati Campione Oscuro, non ti ucciderò...ti lascerò però una menomazione: ogni volta che impugnerai un’arma, la cicatrice che oggi ti lascerò ti costringerà ad inguainarla e lasciar perdere.

L’attacco durò un attimo, in un sol colpo concentrato alla massima offesa, il Cavaliere tolse forze ed equilibrio al Campione, che cadde a terra sonoramente senza possibilità di rialzarsi, vivo ma menomato. Una parte dei Cavalieri di Prepos, soprattutto avari, ruminanti, deliranti e sballoni si unirono a quel giovane uomo ma gli altri, apatici, invisibili ed adesivi rifiutarono questo genere di condotta.

Avvenne così la SCISSIONE.

Il Conflitto con i Signori della Guerra perdurò per anni, i Cavalieri però non potevano essere fermati e per quanti Campioni nascevano, altrettanti venivano abbattuti. Definitivamente. La guerra diventò fratricida quando i Deliranti, lasciati per troppo tempo da soli con loro stessi senza ricevere alcun contatto profondo nè riportati con i piedi per terra dai loro fratelli Adesivi ed Invisibili,  si misero nella posizione di sapere cosa fosse meglio per tutti e supportati dal loro schieramento, imposero: con la forza dei Ruminanti, le restrizioni degli Avari e la capacità di conquistare proseliti degli Sballoni...il loro dogma anche agli altri.

Fu un massacro: tra Cavalieri di Prepos, fratello contro fratello, lo scontro divenne incerto ed i Signori della Guerra ne approfittarono per attaccarli ai fianchi senza fare distinzioni. Sfiancati e senza speranza di fine, i Cavalieri giunsero ad un tavolo per discutersi e mettere fine alla guerra intestina che rischiava di vederli sparire dalla faccia della Terra.

Il giovane Cavaliere, ormai uomo adulto e promotore dell’incontro, si alzò in piedi per primo: Nostra è la causa di questo sfacelo, voi rifiutaste da subito di supportarci anche solo nel PENSARE che la spada potesse essere usata, di contro noi abbiamo peccato di superbia ma non avevamo i numeri per affrontare a testa bassa i Signori della Guerra, per cui decidemmo che avremmo ottenuto il vostro aiuto: che lo aveste voluto o meno. Non c’è tempo per discutere, distruggiamoli e poi troviamo una soluzione. Loro distruggeranno noi altrimenti, e morti noi..il mondo non avrà più difese.

Una ragazza fragile d’aspetto, alta come pochi e magra come un fuscello, si alzò timidamente da un angolo del tavolo, posto nel fondo della sala. Il suo abito ne rispecchiava lo schieramento: Invisibile. La ragazza parlò con voce flebile, ma sicura, alla volta del Ruminante-Delirante.

Voi vi ingannate fratelli e sorelle, avete perso di vista il vero problema per far fronte ad alcuni desideri nobile che avvertite nei vostri animi: giustizia, libertà, generosità e responsabilità. Sono valori che non dobbiamo perdere, concordo con voi, ma ve ne sono anche altri come la pace, la sensibilità e l’amore. Avete..abbiamo..guardato la realtà con solo i nostri occhi per troppo tempo. Come ti chiami, Cavaliere?

Il maschio restò ad ascoltarla, annuendo debolmente alle sue parole, e mentre lei le sillabava lui iniziava a distendersi nella muscolatura visibile. Camaleonte.

La ragazza sorrise, arrossendo un poco quando si accorse di essere guardata da tutti nella sala, in un silenzio solenne. Camaleonte, fratello, tu hai commesso un errore semplice a monte: i Campioni, finanche i Signori della Guerra, altri non sono che persone del popolo..INFESTATE..dall’oscurità. Non sono, essi, l’oscurità stessa. Abbattendoli uno dopo l’altro, avete fatto si che non vi siano rimasti molti popolani e che questi, sentendosi soli ed abbandonati, abbiano ceduto all’oscurità...corrompendosi a loro volta. Anche noi abbiamo le nostre colpe: ci siamo allontanati da voi senza neppure provare ad abbracciarvi, ad ascoltarvi, a comprendervi o coccolare il dolore che era alla base delle vostre mosse. C’è un altro modo...estirpare da loro l’oscurità: è giusto, responsabile, generoso, libero ma è anche sensibile, pacifico ed amorevole.

A queste parole seguì un silenzio carico di..pace. La riflessione e la tranquillità avevano invaso la sala e proprio quando qualcuno stava per parlare, dall’alto la vetrata si ruppe ed irrompè un Campione Avaro mastodontico in armatura nera laccata, brandiva un pesante martello da guerra con una precisione chirurgica. 

Camaleonte balzò immediatamente in piedi, e mentre i Deliranti estraevano già le armi, gridò : Sballoni! Assumere posizione di Integrazione, e nel fare questo vide lo stupore di alcuni ed il sorriso di altri, tant’è che la ragazza Invisibile non si fece attendere Apatici, subito in posizione di Complementarietà. Non erano posizioni di attacco ma di affinità, entrambi gli schieramenti utilizzarono rispettivamente uno stile di combattimento che li portava a pensarsi non solo come bersagli del martello ma anche come confratelli del loro compagno di scudo, figli e figlie di qualcuno, mogli, mariti...e così si sottraevano alla pericolosa arma chiamata Oppressione.

Lo scontro durò a lungo, ma ad ogni colpo di Oppressione parato e respinto, ad ogni carezza mossa a lui da un Apatico ed uno Sballone a turno, il Campione Avaro vedeva sgretolarsi un pezzo della sua corazza, la sua pelle pallida ed emaciata al di sotto di essa, prendere colore e tonicità.  Infine restò un uomo sano, dall’aspetto dominante ma non preda delle sue paure, l’arma gli cadde di mano e si ruppe. Grazie disse con una voce che risuonò leggera mi sento libero dalle mie paure, la corazza solida e gelida non mi serve più. L’arma menchè meno.

Camaleonte si voltò verso la ragazza:  Grazie, sorella, di avermi aperto gli occhi. Mi hai toccato nel profondo con la tua sensibilità e mi hai dato modo di vedere, e sentire grazie alla  nostra Empatia, ora abbiamo tutti un altro traguardo, comune e soprattutto condiviso. Andiamo a restituire il mondo ai suoi legittimi proprietari!

Mentre tutti festeggiano per la rinnovata speranza e l’agire da Cavaliere ritrovato, Camaleonte si avvicinò alla ragazza e parlò a bassa voce: Tutti coloro che ho annichilito resteranno per sempre sulla mia coscienza, non v’è nulla che io possa fare, solamente chiedere scusa per le mie azioni. Come ti chiami, sorella?  

La ragazza sorrise mesta, con una patina rossa sulle gote, incassò la testa nelle spalle e passarono 10 minuti di silenzio prima che porgesse a lui i suoi azzurri occhioni, flebile la voce che scaturì dalla sua gola : Camaleonte tu soffri giorno per giorno e da sempre ti scusi, io lo comprendo, e ti perdono. Perdono...IPER DONO...il regalo più grande che un umano può concedere ad un’altro. Per quanto riguarda la tua domanda, io..sono...PREPOS

Disse così, prima di svanire nel nulla ed irradiare la sua affettività paterna/materna su tutti i Cavalieri ivi presenti. La paura mutò in responsabilità, la rabbia in coraggio, la superbia in libertà, la superficialità in generosità, l’apatia in quiete, la vergogna in sensibilità e l’attaccamento morboso in amore elargito.



martedì 10 giugno 2014

Comunicazione Educativa - Il rimprovero

IL RIMPROVERO

A che cosa serve?

Modifica un atteggiamento negativo attraverso l'assorbimento profondo dei contenuti del rimprovero stesso o, più raramente, blocca un atteggiamento negativo poco prima che esso si compia.

Come si esegue?

La parte non verbale si concretizza in una postura rigida caratterizzata dall'essere fermi sia internamente che esternamente, il tono della voce deve essere greve e vibrante senza però alcuna carica o tensione interna.Deve seguire un silenzio lapidario per fare in modo che il contenuto venga assorbito in profondità.

Come si sviluppa, cosa non si deve fare e perchè?

Si deve sapere bene cosa si vuole rimproverare, il messaggio altresì deve essere chiaro, breve, saggio e preciso nell'andare a trattare fatti concreti. Dopo aver espresso il rimprovero a parole, si deve decidere di restare fermi con sè stessi e reggere l'onda di ritorno gestendo i propri dubbi interni a tal fine.

  • Non si deve consolare il rimproverato altrimenti lo si fa sentire ancora più in colpa; 
  • Non ci si deve dilungare in una predica altrimenti perde efficacia; 
  • Non si devono fare ricatti affettivi "Se non fai così la mamma non ti vuole più bene", squalifica l'intero rapporto interpersonale e crea incertezza;
  • Non si deve cercare il consenso nel rimproverato per ciò che abbiamo appena detto, altrimenti mostriamo le debolezze dei nostri contenuti;
Fermo restando che poco dopo il rimprovero possiamo prenderci una pausa con noi stessi, da soli, e lasciarci andare. Un rimprovero al giorno non di più e prima di poter rimproverare bisogna aver insegnato al rimproverato sia la regola sia il valore cui è venuto meno, per il quale lo stiamo redarguendo.

Con quali tipologie di bambini è efficace il rimprovero?

  1. Un bambino volubile (SB) il cui comportamento suggerisce il passare da un'emozione all'altra senza apparente logica nè coerenza, alla continua ricerca di situazioni che non lo soddisfano comunque e che spesso pare non avere freni inibitori nel non discernere gli atteggiamenti che può tenere nella sua sfera affettiva intima ed in quella sociale con estranei. Il rimprovero, con questo tipo di bambino, deve essere proposto in toni molto duri e seguiti da un silenzio pesante, deve prendere atto che l'ambiente attorno a sè è concreto e che risponde a regole che lui non può infrangere. Soltanto allora si distaccherà dalle sue emozioni e sarà costretto a riflettere sulle conseguenze di un suo comportamento.
  2. Un bambino demotivato (AP) che sembra non avere alcun interesse nè per il mondo che lo circonda nè per sè stesso. Bisogna spingere il bambino alla vergogna di sè per gli effetti della sua"non-azione", perchè il conflitto interno potrebbe spingerlo ad agire.  In questo caso bisogna fare attenzione a non infierire troppo su di lui e quindi è bene usare un soggetto terzo, rispetto al rimproverante, per la formulazione del rimprovero. "Devi rispettare gli appuntamenti del dentista, non ti vergogni per cosa potrebbe pensare di te?". Questa frase va detta in un momento in cui il bambino non possa svicolare, bisogna mostrare indignazione attiva non manipolabile e tenere verso di lui un atteggiamento di osservazione e silenzio anche per un lungo periodo, in attesa di risposta.
Per tutti gli altri bambini che regole valgono?

  • Un bambino introverso, sensibile e tendente alla vergogna (IN) non sopporterebbe un rimprovero "standard" poichè lo vivrebbe, data la scarsa stima di sè, come ulteriore ferita inflittagli da una persona cui vuole bene e questo lo spingerebbe a chiudersi maggiormente nell'auto commiserazione. Per questo tipo di bambino il rimprovero deve assumere una tonalità di voce più pacata ed il messaggio verbale deve volgere all'analisi dei fatti, mettendo in discussione l'azione compiuta e non lui come persona

  • Un bambino permaloso (DE), con una vita mentale attiva ed anche piuttosto orgoglioso vivrebbe, a sua volta, il rimprovero come ulteriore squalifica ai suoi blocchi, alla sua difficoltà  di farsi capire dagli altri, che lo porta ad aumentare il suo senso di solitudine. In questo caso è necessario che al rimprovero segua sempre la possibilità di un atto riparatorio, così da fargli mettere i piedi per terra, ad esempio "Hai fatto tardi, ci hai fatto fare tardi...e quindi ora prepari tu la tavola per cena!".



  • Per i bambini particolarmente reattivi, invece, si deve adottare un'altro tipo di strategia perchè altrimenti possiamo ottenere effetti contrari a quelli aspettati: atteggiamento polemico (RM), richieste di perdono infinite (AD), rafforzarsi degli atteggiamenti di chiusura (AV) e comunque sempre dannosi! Per costoro bisogna accompagnare al messaggio di rimprovero anche uno di insegnamento con un tono vocale che sia chiaro, analitico e soprattutto pacifico. " Non lamentarti di aver lasciato a casa i giocattoli, pensa che ci sono molti bambini che giocattoli non ne hanno mai avuti".
Il rimprovero non è una comunicazione che possa essere attuata alla leggera, bisogna sempre sapere cosa si vuole rimproverare, bisogna capire che tipo di comunicazione fare ed in quali modalità, e soprattutto bisogna resistere all'impulso genitoriale di cedere alle richieste di "pace" dei figli rimproverati, o bambini comunque se si è educatori.
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Ok, tutta questa pappardella di roba la devo esporre stasera, come relatore, ad un corso per genitori ed educatori.

Wow XD

giovedì 5 giugno 2014

Chàma e Lèon

Lèon si trova ad osservare ed ascoltare il verbo che gli viene mosso, si muove con attenzione e tace a lungo andando ad individuare quasi subito l'origine delle parole che sente e dei movimenti che vede: auto protezione e paura, la vede sondare il terreno con cautela. La sua reazione è di accoglienza ed alleanza con lei, la ascolta ed annuisce muovendo un sorriso di comprensione e lasciando che il silenzio colmi il resto. Gli fa tenerezza, è disposto ad accettare questo ed altro senza alcun pregiudizio.

Chàma non si lascia influenzare dal sentimento, lui è solo raziocinio accoppiato ad una vista che va ben oltre il verbale, vede tutto: detti, non detti, realtà non sempre apprese nemmeno dal soggetto che le vive, attentati ai sentimenti in atto e così via. Per lui tutto è chiaro.  Siccome è coinvolto emotivamente va allora in conflitto per cui da fondo a tutte le sue energie, così soverchia Lèon. Lo schiaccia. Lo tiene muto.  Lui vede manipolazione indiretta, vede dipendenza affettiva non del tutto consapevole e la sua risposta è immediata: libertà! Agisce immediatamente al fine di aprire quella che vede come una gabbia.

Chàma cerca sempre di liberare gli altri dai condizionamenti, che lo vogliano o meno ed è qui che Lèon normalmente lo regola ma non stavolta, non quando è coinvolto. Leòn sa che fare così la spaventerà ancora di più e non vuole anzi tenderebbe a coccolarla comprendendo i suoi problemi e mandando un feedback di quiete, senza contraddire smorzandone i toni. Chàma non se ne accorge o comunque gli importa meno perchè nella sua dimensione la libertà vale qualsiasi prezzo da pagare per ottenerla, sicuro che dopo il liberato lo ringrazierà, in senso metaforico. Chàma vede una demotivazione in quelle parole e reagisce chiedendo una cosa simile alla ragazza, simile ma meno spaventosa, la quale chiaramente conferma la cautela adottata in prima istanza e meno pressante in questa. Lèon si ferisce, Chàma lo osserva e decide di proteggerlo. Per fortuna Lèon ha molta fiducia negli altri, soprattutto in lei, per cui cerca di abbassare il tiro.

Chàma non sa gestire i rapporti umani, è più una banca dati con letture, azioni e risposte, risulta goffo e a volte anche intimidatorio, squalificante oppure istigatore. Lui sa cosa fa e crede che ciò che fa sia giusto in funzione di alcuni schematismi che in effetti funzionano ma se e solo se contestualizzati ed adattati. Per questo c'è Lèon che però non viene interpellato: sia lui che Chàma tengono a questa persona ed il secondo è più forte del primo come solidità interna. Parla a sproposito, si salva in zona Cesarini e poi, dopo, quando Lèon riprende il controllo rimette le cose a posto. Non sempre però ce la fa, a volte arriva tardi.

Lèon ha appena teso la mano a Chàma, il quale non sa se accettare perchè verrebbe meno il controllo sulla realtà, però sa che lui e Lèon sono una cosa sola, per cui stavolta accetta l'aiuto umano, fornendo a sua volta quello analitico nel difficile tentativo di restare in equilibrio senza predominare nè con il raziocinio nè con la pulsione, o quantomeno di non lasciare del tutto la briglia.


martedì 3 giugno 2014

Indietro - Prima tappa

Ho mosso il mio primo passo.

Quando si torna indietro spesso capita che si perda il contatto con la realtà per almeno un paio d'ore in modo eclatante, poi restano piccoli segnali che vanno e vengono dalla propria mente per un periodo di tempo limitato.

Da qualche parte, in un tempo passato, ebbi occasione di vedere tutta una serie di film nei quali il personaggio principale sfidava le leggi del tempo e della fisica in qualche modo, poi durante la proiezione egli (od ella..od essi) si stupiva del fatto che il tempo e la fisica non obbedissero più alla loro linearità. Mi trovavo a deridere tale comportamento, soprattutto perchè il personaggio ( o lei, o loro) era cosciente del motivo per cui non lo fossero.

Ora, trovandomi nella medesima situazione, mi accorgo di come non basti la consapevolezza per colmare tutta quelle serie di vuoti e di domande che inevitabilmente collimano nella mia mente: ho davvero fatto il passo? Ciò che vedo è esattamente ciò che è o ciò che sembra, almeno? Sono domande plausibili, poichè almeno per un paio d'ore non mi ero affatto convinto di esserci riuscito.

Ciò che ho visto reiterate volte mi ha poi confermato la riuscita del mio passo per cui quella meraviglia, mista ad incredulità, è passata in secondo piano sebbene io ancora mi blocchi per strada nel notare certi particolari che mi circondano, certe frasi od anche lo stesso colore del cielo, decisamente meno grigio di quello cui ogni mattina volgevo lo sguardo. A casa mia, è così che chiamerò d'ora in avanti il posto da cui vengo.

Passata la sorpresa iniziale, e devo dire che non mi dispiace non sembrare un pazzo che si aggira per le strade con gli occhi sgranati e la bocca dischiusa dalla quale non esce alcuna parola, la lucidità è tornata preponderante in me: so cosa devo fare, so esattamente dove si trova lei ed è lì che mi sto dirigendo.

Una volta trovata Istrice non eviterò che le strappino gli aculei, se lo facessi andrei ad evitare un trauma ma non potrei sapere che cosa aprirei in un futuro che diverrebbe incerto. Sostituirmi a lei non è la risposta, la sarebbe per me, per la mia vita futura, ma non servirebbe a nulla per Istrice salvo il rimandare l'evento, magari in un modo più doloroso e devastante.  No. Io sono qui per fare ben altro, per arginare il trauma ed usarlo come trampolino al fine di migliorare la consapevolezza di Istrice, l'esperienza deve esserci, è inevitabile poichè altrimenti non accadrebbe,  quindi accadrà comunque se io glielo evitassi intervenendo direttamente; aspetterò il momento buono, con calma e pazienza.



Eccola: incantevole anche nella sua forma decisamente più giovane rispetto a quella che conobbi a Casa Mia, ed è vero che è magra come mi raccontava ma l'eccesso di cui parlava mi sfugge, non mi sembra così magra da essere oggetto di meraviglia e stupore. La è, stupefacente e meravigliosa, ma non per questi motivi. La è per me, ai miei occhi. Mi trovo a sorridere per provare l'istinto di sorridere ma ancora aspetto, mi siedo qui su un muretto a secco ed aspetto che il Branco (chiamerò così la cerchia malsana che la circonda) inizi la sua disgraziata cantata.



Avanzo di tre passi nel momento in cui la circondano, a maglie larghe, e senza toccarla in alcun modo danno voce ai loro messaggi vessatori: non colgo le parole, non posso sentirli in questo tempo, in realtà percepisco le emozioni di ognuno di loro in modo nitido ed inizio ad elaborare la realtà nella mia mente, una cascata di dati freddi ed incolori che invadono la mia mente con una precisione assoluta, un puzzle di incastri drammaticamente perfetti:

  • Intenzionalità nel mettere in atto comportamenti aggressivi per ledere ad Istrice
  • Persistenza questi comportamenti non stanno accadendo per la prima volta
  • Asimmetria del Potere che si fonda sul disequilibrio e la disuguaglianza tra Branco ed Istrice
  • Tipologia con cui si manifesta, verbale in questo caso ed in gruppo con modalità di tipo psicologico ed indiretto quali l'esclusione e la diffamazione
  •   Trascinatori e Branco uno o due "comandano", gli altri agiscono da rinforzo (oppressore, intimidatore, squalificante, seduttore, demotivante, istigatore, manipolatore) . Mi occuperò di tutti loro, approfonditamente, in un secondo tempo. Questo dipende da Istrice: potrei metterli tutti in riga in un attimo, ma come vi dicevo non sta a me agire in questo modo. Ci vuole più tempo.
Ancora non mi muovo, sento che paradossalmente il bisogno di riconoscimento della leadership in un gruppo di pari ( o pseudo tali) è più forte nei trascinatori che non nel Branco di rafforzo, e tuttavia poi mi arriva in pieno petto ciò che sente Istrice. Lei ancora non mi vede, nessuno di loro può poichè non sono a Casa Mia ed ancora non ho deciso di muovere un'altro passo: Istrice mi rimanda l'immagine (che elaboro nel mio cervello, istantaneamente, traducendolo dalle sue sensazioni più profonde) una persona fortemente introversa, sensibile, con un fisico particolarmente asciutto che la rende particolarmente vulnerabile,  impressionabile e fragile e che è incapace di ribellarsi accettando la prepotenza altrui verso di sé come un male inevitabile e, forse (sento chiaramente dentro di me questo dubbio, che in lei è debolissimo e forse nemmeno razionale), meritato in ragione della sua "condizione di inferiorità". Condizione che determina in lei mancanza di accettazione di  sé, se non addirittura odio per se stessa (No, non mi sembra così tanto ma no posso rischiare di scartare la possibilità).


Tentenno mentre lascio che la mia mente tragga da sè le sue conclusioni, le quali mi fanno male:
L’esito della relazione Branco- Istrice è una complicità latente di collusione simbiotica in cui il Branco divora l'Istrice, la quale si disprezza perché incapace di ribellarsi e più si disprezza più sente di meritare quanto il Branco le fa subire. Il Branco percepisce questa condizione psicologica di Istrice e sente su di sé il peso della “violenza della vittima” ovvero del senso di colpa che Istrice disloca su di lui. Proprio perché non vuol sentire il senso di colpa rinforza il dialogo interno disprezzante verso l'Istrice che merita di essere trattata in quel modo.

Muovo un passo. 

Mi vedono.

Salve, ragazzi.

Mi rivolgo così a loro, il tono è fermo ma privo di energia. Mi aspetto una risposta provocatoria che cerchi di volgere la mia tolleranza ad un  atteggiamento punitivo od aggressivo, così da rafforzare la sete di "giustizia e rivincita" del Branco. Ed eccola che arriva, sotto forma di spiegazione futile senza alcuna logica. Parlo lentamente, forzando le pause nella mia voce e mantenendo un mare calmo dentro di me. Mi affianco ad Istrice, dietro di lei senza coprirla con la mia figura nè farle da spalla, mi limito a sostenerla tacitamente.

Non proprio tacitamente, le sussurro una cosa che solo lei può sentire: Non parlare in prima persona, non dire mai "Io", non dare loro modo di squalificare la tua dignità ancora di più. Non indietreggiare se avanzano, spostati di lato e resta ad una distanza sicura. Trasforma le loro prese in giro, in domande aperte.


Mi trovo ad osservarla, colgo gli occhi ed il sorriso che a Casa Mia spesso ho guardato con meraviglia, non brilla quel dente però è ugualmente acceso da un raggio di sole che le batte sul viso. Non muovo un muscolo di me mentre Istrice chiede ad uno dei capi del Branco se la trova troppo magra, ma troppo rispetto a quale parametro. La ignorano e volgono la loro attenzione su di me; colgo una flebile forma di sorriso sul volto della piccola Istrice, hanno abbozzato alla domanda diretta ed, in questo caso, lei ha acquisito un piccolo vantaggio. Ci sarà da lavorare con lei, con cura e delicatezza ma non ora, ora sono chiamato a rispondere alla carica aggressiva dei miei interlocutori.

E' un ragazzo creativo, intuitivo, con una buona dimestichezza rispetto ai propri processi cognitivi ed infatti attua processi squalificanti anche nei miei confronti; dentro di me non si muove nulla, mi limito ad accogliere ciò che arriva ed analizzarlo. Pochi secondi, non occorre una scienza infusa per rispondere alle parole, mi adopero per fare ben altro: da una parte sono in costante ascolto attivo di ciò che si muove dentro Istrice, dall'altra parte cerco di arrivare a fondo con chi mi sta parlando. Non odo le sue parole come normalmente le percepivo a Casa Mia, credo di averlo già detto, tuttavia sono in grado di tradurre le sue emozioni in un qualche tipo di flusso simile ad un discorso.

Sono tentato di reindirizzare i miei elaborati mnemonici ad Istrice, ma così facendo mi sostituirei a lei vanificando completamente il sostegno fino ad ora attuato e non l'aiuterei in alcun modo, viceversa non ho alcuna intenzione di fronteggiare il Branco, tuttavia apro la bocca e do voce ai mie pensieri.

Tu mi sembri un ragazzo molto intelligente, hai notato come l'altro che si è fatto avanti con te sia più teso sulle spalle e come la sua voce tenda maggiormente al timbro squillante? Or bene, ragazzi, ho un compito per voi...

Vedo il dubbio sui loro volti, non mi serve attingere alla mia consapevolezza per capire cosa si, e mi, stanno chiedendo.

A suo tempo, ragazzi. Tu che sei rimasto indietro di pochi passi, vieni avanti. Ti nomino tutor del gruppo: il tuo compito sarà quello di guidarli e condurli in ciò che presto vi dirò, molto meglio che una sospensione non è vero? 

Sorrido, volutamente ambiguo. Sono giovani, non sanno chi sono ma in base alla loro esperienza intuiscono che potrei anche avere un peso determinante nella loro vita, attuale, in qualche modo. Istrice è curiosa, le sorrido. Mi avvicino al ragazzo intuitivo, lo prendo da parte.

Indubbiamente lui è un buon capo, ha la forza e le spalle abbastanza larghe per il compito che dovrà svolgere ma..io e te sappiamo bene che sperpera spesso il fiume di energia in mille rivoli, toccherà alla tua intelligenza intuitiva sostenerlo e guidarlo. Tu puoi farcela, lui guiderà e tu lo orienterai, senza di te potrà solo cadere prima o poi e lo sai bene.

Lo lascio andare, mi rivolgo all'altro ed ancora il mio tono è pacato.

Ho una sfida per te e sono sicuro che riuscirai a vincerla: prendi il Tuo Branco e muovilo ad un fine che non ti farà sentire costantemente un bastardo. Oh non parlare ora e ascolta: io lo so che ci sono momenti che non confessi, e so che in quei momenti tu sei molto turbato per ciò che fai..è uno dei motivi per cui poi lo rifai, per non sentirlo. Ma non se ne va mai vero? 

Non sto domandando, sto affermando e non con le parole ma con un'azione diretta al suo centro, che solo lui può capire bene. Gli altri sentono qualcosa simile a ciò che segue:

Siete un bel gruppo, ognuno di voi ha una sua funzione e la state sfruttando al 10%. Ci sono altri Branchi in questo posto che vi accomuna. Teneteli a bada, è molto più difficile stare dall'altra parte della barricata, perchè difendere e proseguire giustizia equivale anche ad estirpare le serpi che si annidano tra di voi, quelli che spingono all'azione ma non si sporcano le mani. Quelli per cui pagate voi che agite. Per ora non agitarti, Toro, per ora limitati a guidarli, ci rivedremo presto per definire ruoli e competenze...e lui, il Falco, ti aiuterà ad orientare bene la direzione verso la quale dirigere la carica. Sarete il Branco che farà la differenza. Il Branco non Un Branco.  

Gli riconosco un ruolo, ad entrambi, lo stesso che cercavano con le loro azione palesate pochi minuti prima in un clima ben diverso. Non faccio nulla di che, semplicemente oriento dall'altra parte le loro persone che restano tali e quali a prima per ciò che resta.

Non hanno scampo.

Osservo gli altri, non sorrido più ma non modifico nemmeno postura , rilassata, tono e timbro della voce. Mi affianco ad Istrice ed annuisco senza dire nulla, non subito. Quando parlo ancora lei si sposta, loro la lasciano passare e me con lei.

Torneremo ad indicare a ciascuno di voi la vostra vera forza, non lo farò io, lo farà Lei...se lo riterrà opportuno.

Ora ho bisogno di tempo e calma, devo parlarle a lungo e cercare di fare ciò per cui sono giunto fin qui. Non credo di poter tornare a Casa Mia ma ora non ha importanza, ora ho solo voglia di aiutarla come posso e, magari, ricevere aiuto da lei.

La strada è ancora lunga, per oggi è andata bene.

 Muoviamo altri passi.





domenica 1 giugno 2014

Sorriso Brillante





Si dice che se si esprime un desiderio esso non vada poi enunciato ad alcuno, poichè altrimenti non si avvererà.
Stuzzicante leggenda metropolitana, molto in voga certo, ma falsa. Tutti dovremmo poter dire ciò che desideriamo, condividerlo e così rafforzarlo,  solamente in questo modo potrà avverarsi.

Fin da piccolo appioppo dei soprannomi alle persone che mi girano attorno: lo faccio perchè lo trovo molto divertente, non necessariamente offensivo (dipende dal soggetto) in genere c'è una similitudine che vedo tra la persona ed un animale od un personaggio pubblico/mitologico/storico/televisivo. Mi serve anche per stabilire un codice relazionale con le persone con cui ho a che fare durante la "nomina", quel nomignolo racchiude sensazioni specifiche, momenti particolari, od una storia troppo lunga e complessa da narrare ma assolutamente condivisa tra me e chiunque sia presente, comunque può essere narrata sempre e comunque, la difficoltà maggiore è coinvolgere emotivamente chi mi ascolta nella spiegazione.

Ultimamente sono quasi tutti animali, è più facile per me cogliere similitudini quasi sempre positive o, mal che vada, neutre. Nella mia fattoria (sebbene vi siano animali che con la fattoria non centrano un cazzo, ma descriverlo come Zoo non mi piace perchè mi da l'idea di una serie di gabbie dalla residenza forzata, la fattoria è già meno espositiva, ha uno scopo e ognuno è importante non solo per essere guardato e soprattutto non si paga per accedervi) ci sono un sacco di animali, e sebbene li inquadri in pochissimo tempo, me ne manca uno ed è particolare: tanto per cominciare è l'unica persona che mi abbia chiesto di essere soprannominata prima ancora di conoscermi bene e mi ha sorpreso, come se non bastasse ha un dente che brilla e questa cosa mi attira e mi meraviglia ogni volta che la guardo..rischio di imbambolarmi a guardarla.

Mi fa stare bene questo.

Sono contento.

Ho una Volpe, un Coniglio, un Cavallo, un'Oca, un Gatto, una Gallina, una Farfalla, una Libellula, un Quokka, un Gufo, un Cane, un Condor, un Camaleonte, un Cigno, una Faina ed un Tasso. Ce ne sono centinaia in realtà ma questi sono quelli che riesco ad inquadrare velocemente nella forma "animale-viso".

E poi c'è il dente brillante.

Dunque se non riesco ad associarla immediatamente a qualcosa, allora forse è bene dedicarvi più tempo ed un'analisi maggiormente centrata. A me importa farlo, è una cosa cui tengo e di conseguenza farò qui codesta riflessione. Se non vi interessa, cosa molto probabile a meno che non siate Voi  "dente brillante" allora saltate pure questo capitolo, dopo il post precedente che nemmeno un nazista avrebbe avuto il coraggio di scrivere, posso ben capirvi. Forse XD.

- Sa ballare e qui mi viene in mente il verbo "Volteggiare", bene pigliamolo e mettiamolo da parte;

- Il suo sorriso, al di là del brillante, è bello da guardare perchè non è costruito a tavolino bensì ha bisogno di contemplazione per essere assaporato nelle sue minime pieghe - "Contemplazione e Meraviglia";

- Nel suo sguardo c'è dell'altro: una forma recondita di sopportazione di ciò che la vita ti fa cadere sulle spalle, la capacità di reggere il dolore e potenzialmente di coglierlo negli altri anche quando questi lo mascherano bene - "Empatia";

- La sua forma fisica mi suggerisce, a naso, che appoggi sè stessa sul bacino (devo pensarci bene perchè la danza ha inevitabilmente impostato il corpo e devo andare oltre questa forma, la schiena la escludo quasi a priori. Quasi.), una zona che mi suggerisce con qualche giro strano tra le mie sinapsi, la spinta affettiva a prendersi cura di altri anche a scapito di sè  - "Avere cura, generosità, scarsa difesa";

- Ho imparato da tempo a non farmi distogliere da eventi o pensieri esterni a ciò che sto facendo, però...però.. E' mezz'ora che scrivo e penso, ed è mezz'ora che mi viene in mente quel dente che brilla e che ne risalta gli splendidi occhi, incastonati a loro volta in un viso asciutto e pulito, vorrei dire soave ma è troppo poco ed è banale come aggettivo ( è sdolcinato, non rende bene l'idea, tanto meno la mia percezione d'esso), preferisco anzi  dire che mi piace guardarla in viso perchè, nel complesso (e nel dettaglio) è un pò come guardare il cielo: mi sgombra la mente, l'effetto della meraviglia. Raramente mi capita di imbambolarmi a guardare un viso, mi succede spesso con le voci "cullanti". Non è appariscente, se passi di corsa la vedi ma non riesci a cogliere tutte le sottili sfumature, un pò come guardare la Luna di notte quando c'è la nebbia: la vedi, certo che la vedi, ma se ti fermi ad osservarla con cura allora ti ci perdi dentro perchè scopri particolari rilevanti che, altrimenti, ti saresti perso. - "Perdersi nell'osservarla al fine di aprire nuove piccole percezioni";

- Dice ciò che pensa, pensa ciò che dice. Diretta e alle volte fin troppo, sebbene io abbia la sensazione che si auto censuri su alcuni argomenti, quelli che riguardano lei persona e che sono abbastanza in profondità. E' convinta di essere facilmente "leggibile" questo almeno è ciò che dice, probabilmente è vero che lo pensa ma non è necessariamente la realtà. C'è una differenza sostanziale tra ciò che è AUTENTICO (come una persona percepisce la realtà) e VERO (ciò che la realtà è), questo esclude la bugia e tuttavia da la possibilità di andare a fondo sull'argomento: sei facile da leggere, diciamo di si ... c'è una recondita speranza che qualcuno legga anche ciò che fino ad ora è rimasto intonso? C'è una recondita speranza che alcune pagine possano essere ancora scritte non da mano tua nè da quella della vita? Eh beh direi di si. Le cose che accadono sono tutte INEVITABILI, se non lo fossero non accadrebbero. E' inevitabile che tu avrai sempre una pasta al lampone ad attenderti, dalla Angela(Ora non hai più dubbi su chi tu sia). - "Sincera anche a scapito di sè, pochi filtri tra cervello e bocca (non per forza un difetto, salvo per gli ipocriti, oppressori, seduttori ed i bugiardi che vedono in questo un potenziale pericolo per loro)";

Direi che abbiamo tutti gli elementi per andare oltre, richiamo dunque un ricordo che ha condiviso con me: in passato le diedero delle noie per motivi sciocchi, come poi accade la ruota gira e i carnefici chiesero la sua mano quando i venti della giovinezza soffiarono anche su di loro, aprendo i loro occhi alla visione di ciò che ella era in realtà: meraviglia. Pagarono un prezzo, nemmeno troppo elevato, per il passato che avevano cagionato con una libera scelta.

C'è una storia dei nativi d'America che ho trovato e che si addice a questo racconto:

C’era una volta un villaggio in cui vivevano due sorelle che, tra i Menomini, erano considerate le più veloci nella corsa. Verso ovest c'era un altro villaggio così lontano che normalmente si doveva viaggiare due giorni per raggiungerlo. Una volta queste due sorelle decisero di visitare il villaggio lontano; quindi, partite, corsero a forte velocità fino quasi a mezzogiorno quando giunsero ad un albero cavo che giaceva di traverso sul sentiero.
C'era neve sul terreno e le sorelle videro le orme di un Istrice che conducevano alla cavità del tronco. Una di loro spezzò un bastoncino e cominciò a conficcarlo nella cavità per far uscire l'Istrice e disse: "Divertiamoci un po' con lui". "No, sorella mia," disse l'altra "lui è un ma’nido e faremmo meglio a lasciarlo in pace."
La prima, tuttavia, continuò a spingere l'Istrice sempre più avanti lungo il tronco finché uscì e lei lo prese e gli strappò tutti i lunghi aculei dal corpo gettandoli nella neve. L'altra si ribellò a questa crudeltà perché pensava fosse troppo freddo per privare l'Istrice del suo rivestimento.
Poi le ragazze, perduto del tempo e avendo ancora una lunga distanza da percorrere, continuarono la loro corsa verso il villaggio al quale erano dirette.
Quando lasciarono il tronco cavo l'Istrice si arrampicò su un alto pino finché raggiunse il punto più alto, e rivolto verso nord, e cominciò ad agitare davanti al petto il suo piccolo sonaglio tshi'saqka cantando a tempo col suono che produceva. Presto il cielo cominciò ad oscurarsi e la neve a cadere mentre il percorso delle ragazze, che continuavano a correre, diveniva sempre più difficoltoso a causa della crescente profondità della neve. Una delle sorelle guardò indietro e vide l'Istrice sulla cima  dell'albero che usava il sonaglio. Poi disse alla sorella che aveva strappato i suoi aculei: "Sorella mia, torniamo al nostro villaggio perché temo ci succederà qualcosa di brutto".
"No, andiamo avanti," replicò l'altra "non dobbiamo aver paura dell'Istrice." Nonostante la profondità della neve impedisse loro di continuare, arrotolarono le coperte continuarono il viaggio.
La giornata stava per volgere al termine e le sorelle non erano ancora giunte ad un punto dal quale potessero vedere il villaggio che a fatica stavano cercando di raggiungere. Mentre continuavano il viaggio arrivarono ad un ruscello che riconobbero fosse nei pressi del villaggio ma era sopraggiunta la notte e la neve era ora così profonda che furono costrette a fermarsi dalla stanchez­za. Sentivano le voci della gente nel villaggio ma non riuscivano a chiamare abbastanza forte da essere udite, quindi morirono nella neve che l'Istrice aveva provocato. Non si dovrebbe mai fare del male all'Istrice poiché egli è un tshi'sacjka e un ma'nido.

      Io non amo la vendetta e nemmeno la nostra Istrice, qui si tratta di "Giustizia" ed è bene ricercarla, è un modo per mettersi in pari, per elevarsi dal ruolo di vittima e, senza divenire carnefice in un gioco perverso, mettere al sicuro la propria dignità. Al di là del terminare macabro del racconto, cara Istrice fai come me quando ti guardo: vai oltre, cogli la sostanza e non tanto il dettaglio sanguinario con cui essa è esposta.



Istrice, per gli amici Sorriso Brillante ( in inglese suona meglio ma perde senso)







sabato 31 maggio 2014

Accerchiato da dementi






Vicino al mio piccolo spazio esterno c'è un tetraplegico che ha un'orto.
Sopra di me ci abitano dei merdosi pezzenti dell'est e dei talebani.

1. Se vi da noia il caminetto acceso, dormite con le finestre chiuse. Semplice.
2. Se siete abituati a dormire con le finestre aperte, allora cambiate abitudini.
3. "Sennò io tiro giù spazzatura" Fallo, io poi ti appendo tuo figlio al filo dei panni con le sue stesse budella. Facciamo un bilancio: spazzatura aumentata di un sacchetto per me, figlio morto per te. Bella scelta, complimenti.


Comunque sto pensando di fare dei bei scherzetti a questi Viandanti e Contadini, come ai vecchi tempi, giusto per stabilire il concetto "Uno a me, dieci a voi". Il mongolo farà fatica ad accettarlo perchè evidentemente è convinto di vivere in una società dalle pari opportunità, sarà più impegnativo ma tutto si può fare. Per i plebei dell'est europa mi preoccupo poco, quelli sono qua in nero e sono rifugiati dai loro governi del cazzo, se si avvicinano alla questura vanno in auto combustione per istinto di sopravvivenza, con loro sarà una risata continua.




All'inizio pensavo di dargli 3 giorni di tempo per rimediare a ciò che la mente, mongola, del contadino gli aveva suggerito di fare..ammonire...dopo di che mi sarei mosso al fine di creare un BOCCONE (trattasi di una salsiccia ripiena, all'interno una sottile lamella di acciaio piegata in due e tenuta ferma da uno spago. Quando gli acidi gastrici la intaccano, lo spago si scioglie e...SDENG!!! la lamella si apre di scatto, squarciando qualsiasi cosa e condannando la bestia ad una morte lenta ed atroce) a quel suo bellissimo pastore tedesco, ma siccome la Principessa dal dente brillante è animalista (oltre al fatto che io sono incazzato ma non è necessario che ciò che scrivo per sfogo sia una reale e diretta trasposizione di ciò che penso, parlo così per risultare inaccettabile all'opinione pubblica di modo da avere sempre un "nemico" al quale sparare..sarebbe troppo semplice alleviare lo stress facendo qualcosa di necessario (tipo lavare la casa) e poi, sperperate lì le energie, mettermi alla play e rilassarmi XD - maledetta ruminanza ghghg ) , e per me è più importante la sua opinione di qualsiasi azione di questi deficienti. Diciamocelo, non è colpa sua se ha dei compagni umani rincoglioniti.

Allora ho deciso di andare da Gallina.

Dopo la recente discussione, il senso di colpa di Gallina era alle stelle, è bastato fare leva sull'affettività protettiva che ha verso di me per scatenare la belva:



  1. Lettera dell'avvocato ordinata immediatamente. Così si cagano in mano
  2. Acquisto immediato di rete fitta, piantane pesanti, ombrelloni enormi al fine di schermarmi da mongoloidi, pezzenti dell'est ed in genere persone poco colte per comprendere che nell'osservare/criticare/muovere contro al Camaleonte equivale muovere contro a Dio ( non perchè io lo sia ma perchè loro sono troppo inferiori all'homo sapiens sapiens)
  3. Aspettiamo che si svegli Condor, utile risorsa alla quale Gallina attinge per atti di forza spropositati che non potrebbe compiere da sola, così che venga qui ed estirpi con brutale violenza quello smacco aperto dal contadino mongoloide.

Tutto ciò è assolutamente legale, al contrario dei miei istinti omicidi ( od in genere sanguinari, che almeno qui descrivo una volta ogni tanto XD), ed è assolutamente garantito il rosiko dei poveri stronzi che mi attorniano.

Benvenuti a casa mia